Angelo Mori nasce a Toulouse il 27 novembre 1934, in una città caratterizzata da una storia millenaria, capoluogo della regione Occitania e con una solida tradizione musicale. Il nucleo familiare era composto dal padre Giuseppe, dalla madre Maria Pizzolotto, dal fratello Giampaolo 1 e dalle sorelle Luisa e Giovanna, una famiglia che manifestava una particolare inclinazione per la musica.
Inizia gli studi presso le Scuole elementari di Toulouse e nel 1941 si trasferisce a Col San Martino, in provincia di Treviso per continuare gli studi all’Istituto Balbi Valier di Pieve di Soligo. Nei primi anni Cinquanta il padre Giuseppe lo accompagna ad un’entusiasmante audizione con Toti Dal Monte nella sua sontuosa villa di Barbisanello, il lusinghiero giudizio sulle sue potenzialità, non solo da parte della mitica Toti, lo convinse a intraprendere uno studio metodico e a trasferirsi nel capoluogo lombardo. Milano, la città della Scala, una città pulsante che apre le porte del successo e carica di spettatori curiosi di ogni forma di teatro, non solo musicale. Il giovane Lino, però, non vuole pesare del tutto sulla sua generosa famiglia e trova ben presto lavoro come addetto all’ascensore presso il Grand Hotel et de Milan,
un albergo carico di storia e di fascino, amato da Giuseppe Verdi, che lo scelse come dimora durante i suoi soggiorni a Milano, e dove si spense nel 1901. Un giorno mentre svolgeva il suo ruolo di lift riconobbe un celebre tenore e, non lasciandosi sfuggire l’occasione, gli chiese un consiglio per i propri studi. L’indicazione che ricevette fu quella di fare riferimento ad Arturo Merlini.
Lasciata la metropoli lombarda ritorna a Col S. Martino e, in segreto, viene iscritto dal padre all’audizione per essere ammesso al Centro di Avviamento al Teatro Lirico del Teatro La Fenice di Venezia. Il lavoro di ricerca sulla partecipazione del giovane Mori a questa straordinaria iniziativa ha evidenziato alcune contraddizioni; ci limitiamo qui a segnalare quanto risulta sulla sua formazione con Neva Cecchi 3, Guido Ferretto e Augusto Cherry.4
Da una dichiarazione olografa di Marcello Del Monaco si evince che la frequentazione della scuola di canto del Maestro, che più di ogni altro determinerà il suo futuro e il suo successo, risale agli stessi anni. Alle sue lezioni, Angelo si immerse realmente in un ambiente costruttivo ed entusiasmante, scandito da insegnamenti persuasivi e impostando uno stile, a quello che era il suo naturale temperamento. I giornali locali rievocarono la vittoria in questi termini:
Angelo era evidentemente consapevole di aver compiuto un passo importante per la sua carriera di cantante lirico, ma forse non immaginava di dare inizio, in così breve tempo, ad una carriera internazionale. Nel corso degli anni numerosi critici musicali hanno sottolineato, seppur da prospettive leggermente differenti, l’importanza e il contributo di Mori alla vita musicale veneta e italiana.
Accanto a figure di rilievo come Mario Del Monaco e altri musicisti attivi negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, Mori reintegra, attraverso una sintassi musicale caratterizzata da freschezza e modernità, un significativo patrimonio di elementi condivisi dagli autori della sua epoca. Tale collocazione lo inserisce in un contesto che coniuga la tradizione operistica italiana con una modernità artistica di elevato valore, sostenuta anche dalla frequentazione di un repertorio moderno e contemporaneo.
La generosità sarà sempre uno dei tratti più significativi del suo carattere ed è ancora con generosità che, nel rallentare degli impegni artistici, si rende disponibile a trasmettere i frutti della sua lunga esperienza nel teatro musicale, offrendo preziose indicazioni di tecnica vocale e interpretative a professionisti dell’arte vocale. Resta sempre vivissimo in quegli allievi il ricordo delle ore trascorse nell’ampio studio, dove l’autorevolezza degli esempi vocali si rivelava spesso risolutiva nell’esecuzione dei passi più impervi del repertorio affrontato. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, è docente di canto nei Conservatori Giuseppe Tartini di Trieste e Agostino Steffani di Castelfranco Veneto. Tuttavia, la metodologia adottata nei conservatori per l’insegnamento del canto ai giovani studenti non sembra soddisfarlo appieno e, poco prima di diventare docente di ruolo, rinuncia all’incarico. Questa scelta non ci deve stupire perché Angelo Mori ha superato da giovane delle rigorose prove selettive per poter diventare allievo di un maestro sostituto come Arturo Merlini a Milano e per essere ammesso al Centro di Avviamento del Teatro La Fenice, nonché alla Scuola di Marcello Del Monaco, una personalità straordinaria nota per il suo approccio rigoroso alla tecnica vocale, ma anche per la sua onestà intellettuale.
Tra una lezione di canto e una partita a scala quaranta il nostro Lino desidera ora impegnarsi per la scuola di musica che ha creato a Col San Martino, dove gli allievi, oltre alla teoria musicale, possono studiare pianoforte e chitarra. Il suo legame con il territorio è sempre forte e nel 1983, in una serata di fine giugno, “testa” l’acustica all’aperto di Villa Brandolini a Solighetto cantando l’aria finale di Cavaradossi e, con Cristina Mantese, “Già nella notte densa” dall’Otello di Verdi.
È da questa serata, realizzata in collaborazione con l’Istituto musicale Toti Dal Monte, che ha inizio la sua esperienza come direttore artistico: l’idea è quella di offrire, ogni estate, l’esecuzione di un’opera in forma di concerto con orchestra nello spazio antistante Villa Brandolini. Per questa iniziativa, che vedrà sempre un pubblico folto e appassionato, Angelo Mori può contare sul sostegno incondizionato dello Sci Club Valanghe di Pieve di Soligo, un altro esempio della sua capacità di “contagiare” tutti con il suo amore per il mondo dell’Opera.
Da una dedica su un ritratto fotografico di Mario Del Monaco, si evince che i due artisti erano legati da stima e amicizia. Nel quindicesimo anniversario della scomparsa del mitico tenore, che aveva eletto Lancenigo a propria residenza, Angelo Mori gli rende omaggio al Teatro Verdi di Padova, cantando “Vesti la giubba” da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, nell’ambito dell’evento commemorativo 16 tenori per Mario Del Monaco. Padova e la sua provincia, in quegli anni, si dimostrano particolarmente attente nel riconoscere i meriti degli artisti lirici cui il Veneto offre da sempre un terreno generoso. Nei primi anni Duemila, Angelo Mori è ospite d’onore a Codevigo, insieme al mezzosoprano Maria Luisa Nave per rendere omaggio ad Agostino Ferrin, il celebre basso con cui aveva condiviso la storica ripresa del Marin Faliero a Bergamo, ma anche la tournée del Teatro alla Scala a Montreal in occasione dell’Expo del 1967. A Piacenza d’Adige, condivide il Premio Giovanni Martinelli con il soprano Maria Chiara, una collega con cui ha sempre mantenuto un’ottima amicizia.
L’ultimo periodo della sua vita fu profondamente arricchito dal legame con la sua famiglia, grazie anche alla proverbiale ospitalità della signora Augusta nella loro bella casa. Lino accoglieva sempre con grande cordialità amici, appassionati, colleghi e allievi. Entrato nel mondo della musica grazie al suo innegabile e precoce talento, Mori intraprese una brillante carriera che gli permise di sviluppare una consapevolezza musicale orientata verso ampi orizzonti culturali e di cimentarsi anche in opere innovative, distanti dal repertorio tradizionale. Ogni sua interpretazione, oggi accessibile tramite i moderni canali di diffusione, si distingue per caratteristiche uniche e significative. Le testimonianze di chi lo ha conosciuto ci parlano dello stesso carattere e del generoso modo di essere uomo e artista, fondato su valori che Mori riteneva imprescindibili.
A cura di Andrea Bayou
1. Nel corso della sua vita, gli eredi, in particolare il fratello Giampaolo, hanno raccolto un ampio materiale storico-documentario che ha in parte agevolato la ricostruzione biografica: numerosi articoli giornalistici, programmi di sala, locandine di concerti, dediche, fotografie e materiale discografico. Il racconto biografico è integrato da una serie di articoli originali dell’epoca al fine di seguire nel modo più fedele possibile lo svolgimento naturale della vita dell’uomo e dell’artista. Archivio privato famiglia Mori, collocabile dall’anno 1960 – all’anno 2000 ca.
2. ApfM
3. Neva Cecchi era stata la maestra di canto di Amedeo Zambon e di Amelia Benvenuti, colleghi di Angelo Mori. Si rimanda a: http://archivio.venetouno.it/notizia/16331/cantanti-lirici-di-marca-4-il-soprano-amelia-benvenuti, ultima consultazione, 24 dicembre 2025.
4. “ Il maestro Cherry era uno stimato accompagnatore pianistico; Marcello Del Monaco mandava i suoi allievi a Conegliano Veneto per ripassare le opere dal maestro Cherry. In un’occasione ho incontrato e cantato con Angelo Mori”. Tale testimonianza orale proviene dal baritono Franco Sabato, Conegliano, dicembre 2025.
5. ApfM





