Il vero e proprio debutto di Angelo Mori avviene al Teatro La Fenice di Venezia nel 1961, in Mondi celesti e infernali di Gian Francesco Malipiero, nell’episodio che lo vede protagonista come Romeo accanto a Magda Olivero.6
Un debutto insolito, ma che si rivelerà emblematico, viste le sue numerose interpretazioni nel repertorio contemporaneo. La prova sostenuta è davvero convincente e Sante Zanon,
Direttore del Coro del teatro veneziano, lo vuole come solista nell’esecuzione dei suoi Canti leopardiani: Imitazione e A se stesso. Nei primi anni Sessanta si cimenta in ruoli diversi tra loro quali Ferrando in Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart, il cavaliere Des Grieux in Manon di Jules Massenet e Pinkerton in Madama Butterfly di Giacomo Puccini; un training vocale davvero impegnativo che confluirà nella straordinaria opportunità che gli verrà presto offerta dal Centro di Avviamento al Teatro Lirico. Nelle recensioni delle produzioni in cui Mori è protagonista viene dedicato ampio spazio alle sue interpretazioni, riconoscendolo come una promettente figura nel panorama lirico italiano.
L’occasione più importante si concretizza nel 1962 quando ha la possibilità di interpretare il Duca di Mantova in una produzione di Rigoletto
che vede la regia di Sandro Bolchi e la direzione di Gianandrea Gavazzeni. L’allestimento scenico è di Nicola Benois e gli sono accanto Renata Scotto e Cornell MacNeil, baritono che ritroverà anni dopo al Teatro dell’Opera di Roma, nel periodo centrale del suo percorso professionale. Le convincenti prove sostenute nel repertorio tradizionale lo portano, già nel febbraio del 1963,
sul palcoscenico della Metropolitan Festival Hall di Tokyo accanto a Mietta Sighele per una Madama Butterfly con la regia di Yoshio Aoyama e la direzione di Nino Verchi. Torna presto sulle tavole ormai familiari del teatro veneziano con La Bohème di Puccini e Manon di Massenet. Nell’estate dello stesso anno ha ottenuto un ulteriore successo personale interpretando La Traviata alle Terme di Caracalla a Roma; sarà questa la sua prima presenza in uno spazio scenico tanto impegnativo, quanto affascinante e amatissimo dal nostro Lino. Nel 1964 ottiene nuovi riconoscimenti e recensioni positive con la Manon di Massenet.
Nel settembre dello stesso anno lo ritroviamo ad Adria per una produzione della stessa opera ma con Virginia Zeani nel ruolo del titolo; la regia è di Dario Dalla Corte e la direzione di Giuseppe Morelli. Una musicalità non comune e la guida sapiente di Marcello Del Monaco gli avevano consentito di ampliare il repertorio con titoli quali: La Bohème, Aida, La Favorita e Luisa Miller.
Tra il 1963 e il 1965 interpreta il ruolo di Gabriele Adorno in Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi al Teatro Margherita di Genova, un’esecuzione che vedrà una replica in forma di concerto al Concertgebouw di Amsterdam, segnando un’importante tappa nella sua carriera internazionale che prosegue con un concerto radiofonico a Monaco di Baviera e la significativa presenza in Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti al Festival di Wexford a Dublino. Accanto a una Luisa Miller di Verdi diretta da Franco Capuana al Teatro Verdi di Trieste lo ritroviamo al Teatro La Fenice, con Manon, Tosca e La Favorita di Donizetti, sotto la direzione di Arturo Basile.
L’incontro con il direttore Lorin Maazel avviene invece alla Deutsche Opera di Berlino ne La Traviata di Verdi. La conferma della sua credibilità nel repertorio verdiano giunge al Teatro Regio di Parma, dove Lino interpreta Manrico ne Il Trovatore, sotto la direzione di Carlo Franci. Il nostro tenore ritorna al melodramma donizettiano al teatro Donizetti di Bergamo partecipando allo storico allestimento nel Marin Faliero, un’opera poco conosciuta ma di grande interesse per i cultori della materia. La serata si preannuncia memorabile, con un pubblico numeroso proveniente da tutta Europa, sotto la direzione serrata di Adolfo Camozzo. Le sue interpretazioni donizettiane esaltano gli appassionati che gli riconoscono uno stile di canto unico per la capacità di reggere le tessiture dei ruoli, senza sacrificare il peso vocale e l’accento; non ci stupisce perciò ritrovarlo nell’Albo d’oro della Donizetti Renaissance,
un riconoscimento che lo vede “in compagnia” di Toti Dal Monte, Alfredo Kraus, Giacomo Lauri Volpi e del direttore Bruno Bartoletti.
La sua carriera, la sua immagine pubblica e le sue apparizioni sui principali palcoscenici italiani, conquistano una notevole popolarità e un vasto seguito di ammiratori, raggiungendo l’apice a livello internazionale con il debutto americano negli Stati Uniti in Giovanna d’Arco di Verdi, presso la Carnegie Hall di New York, nel 1966.
In questa occasione si esibisce accanto a un cast di grande rilievo formato da Sherril Milnes, Teresa Stratas, e Richard Vogt, sotto la direzione di Carlo Alberto Cillario. Lo storico sbarco in America fu inciso con queste parole:
Ormai affermato e ricercato dai teatri lirici l’artista fa ritorno in Italia per esibirsi ne Il Trovatore di Verdi al Teatro Municipale di Reggio Emilia e ne La Bohème di Puccini, sotto la direzione del maestro Alberto Zedda. L’anno 1967 risulta particolarmente intenso, segnato da numerose recite de La Gioconda di Amilcare Ponchielli al Teatro Massimo di Palermo e al Teatro Bellini di Catania accanto a Giuseppe Taddei e Ruggero Raimondi. Nello stesso anno è impegnato in Madama Butterfly di Puccini al Comunale di Piacenza, al Donizetti di Bergamo e al Coccia di Novara; vediamo così, come per tutta la sua carriera Lino non abbia trascurato l’affetto del pubblico dei Teatri di Tradizione, con una particolare predilezione per quello del Teatro Sociale di Mantova e del Teatro Comunale di Treviso.
Il Teatro dell’Opera di Roma è, con il Teatro La Fenice, l’ente lirico con cui Angelo Mori ha più lungamente collaborato, nelle stagioni tradizionali come nella suggestiva cornice estiva delle Terme di Caracalla.
Nell’agosto del 1963 lo avevamo visto non ancora trentenne nei panni di Alfredo ne La Traviata di Verdi, diretto da Nino Bonavolontà. L’anno dopo lo ritroviamo nel ruolo di Jago nell’Otello di Gioacchino Rossini, in uno storico allestimento con scene di Giorgio De Chirico e la direzione di Carlo Franci. Anche in questa occasione la protagonista è Virginia Zeani, il soprano rumeno con cui Lino manterrà un grande feeling sul palcoscenico e una profonda amicizia nella vita. In quello che fu il Teatro Costanzi nel decennio tra il 1969 e il 1979 ritornerà per Ernani, Nabucco e Aida di Verdi,
La Bohème di Puccini e, con la regia di Pizzi e la direzione di Gavazzeni per un nuovo impegnativo ruolo, quello di Ugo d’Este in Parisina di Pietro Mascagni.
Un altro storico allestimento in cui ritroviamo Angelo Mori è senz’altro quello del Macbeth di Verdi, diretto da Bruno Bartoletti al Teatro Comunale di Firenze nel 1969. Leyla Gencer è una indimenticabile Lady, Cornell MacNeil è Macbeth e con lui Lino ritrova il Rigoletto del suo debutto veneziano come Duca di Mantova nel 1963.
Nella seconda metà degli anni Sessanta, con la sua presenza sul palcoscenico del Teatro alla Scala di Milano, l’artista raggiunge il traguardo più importante della sua carriera. Interpreterà Edgardo in Lucia di Lammermoor di Donizetti,
con la direzione di Claudio Abbado e la regia di Giorgio De Lullo, e Rodolfo ne La Bohème di Puccini, nella storica regia di Franco Zeffirelli e con la direzione di Nino Sanzogno.
La collaborazione con La Scala era iniziata durante la tournée a Montreal, dove il teatro milanese aveva portato in scena I Capuleti e i Montecchi di Bellini, con la regia di Franco Enriquez, le scene di Lele Luzzati e la direzione di Claudio Abbado. Per l’Expo del 1967 in Canada, il cast prevedeva Renata Scotto nel ruolo di Giulietta, Luciano Pavarotti in quello di Tebaldo e Agostino Ferrin in quello di Capellio. In quell’occasione, Lino aveva un contratto come cover di Jaime Aragall, che interpretava Romeo, un ruolo solitamente affidato al registro di mezzosoprano. Ci piace pensare che, ritrovandosi accanto a Renata Scotto, Lino abbia ricordato la recita di Rigoletto al Teatro La Fenice che aveva segnato una svolta nella sua carriera, quando era ancora allievo del Centro di Avviamento al Teatro Lirico. Tra gli eventi maggiori di questo periodo vanno ricordati due appuntamenti in Spagna:
per alcune recite di La Bohème al Gran Theatre del Liceu di Barcellona e al Teatro de la Zarzuela di Madrid, ancora una volta con Ernani, l’opera di Verdi con cui lo troviamo al Teatro San Carlo di Napoli, palcoscenico dove tornerà per La Bohème, affiancando Rina Gigli, figlia del celebre Beniamino Gigli.
Un ulteriore elemento distintivo del suo repertorio si evidenzia nel 1968 con la rappresentazione di Amore di Galatea, un mito in tre atti musicato da Michele Lizzi e presentato al Teatro Bellini di Catania. In tale occasione, ha l’opportunità di incontrare personalmente lo scrittore Salvatore Quasimodo. Nell’estate del 1969, con una riuscita esecuzione del Rigoletto di Verdi al castello di San Giusto a Trieste, ottiene ancora una volta un significativo consenso sia dalla critica che dal pubblico. Nel mese di ottobre tornerà a Napoli per interpretare Didone di Niccolò Piccinni all’Auditorium della RAI, sotto la direzione di Mario Rossi.
Successivamente si trasferisce in Germania per interpretare Mosè in Egitto di Rossini nell’ambito dell’International Maifestspiele di Wiesbaden, sotto la direzione di Alfredo Gorzanelli. Da evidenziare un’ulteriore conferma per Angelo Mori come interprete pucciniano con Tosca e Fanciulla del West al Teatro Margherita di Genova, entrambe dirette da Alberto Erede. Una testimonianza del profondo apprezzamento di Angelo Mori nei confronti del repertorio verdiano è rappresentata dall’esecuzione dell’ Inno delle Nazioni e della Messa da Requiem,
composizione particolarmente riconosciuta per la sua intensità emotiva e drammatica. Le esecuzioni si terranno al Teatro dell’Opera del Cairo nel 1971, alla Trade Union Hall di Belgrado e al Teatro Nazionale di San Carlo di Lisbona; quest’ultima con la partecipazione delle soprano Raina Kabaivanska e Fiorenza Cossotto. La disponibilità ad affrontare lo studio del repertorio moderno, che alternava con ammirevole disinvoltura alle opere del repertorio tradizionale, lo condusse altresì al Teatro Comunale di Treviso per la prima esecuzione del fumetto musicale La Riva delle Sirti di Luciano Chailly. Il 1972 fu un anno particolarmente ricco di nuove produzioni: Angelo fu infatti impegnato in Anna Bolena al Teatro Sociale di Mantova, Un ballo in maschera al Teatro Massimo di Cagliari, Cavalleria Rusticana al Teatro Bellini di Catania, Il Trovatore al Teatro Regio di Torino e Andrea Chènier al Teatro Comunale di Treviso.
L’anno successivo ottenne rilevanti riconoscimenti dalla critica musicale per le sue interpretazioni in Ernani e Andrea Chènier al Teatro Alfieri di Asti. Tra le date internazionali più significative dei primi anni Settanta, spiccano le esibizioni alla Nico Malan Opera House di Città del Capo in Sudafrica con il Rigoletto di Verdi,
all’Orange Chorégie in Francia con Mosè in Egitto di Rossini accompagnato dall’orchestra del Teatro Regio di Torino, e alla Deutsche Oper di Düsseldorf in Germania con Andrea Chénier di Umberto Giordano. Conclusi questi impegni in territorio africano, francese e tedesco, l’artista torna all’amatissimo Teatro Sociale di Mantova per un recital pucciniano per poi presentarsi al Teatro Pergolesi di Jesi, dove sarà protagonista in Andrea Chénier e nel “ruolo coturnato” di Licinio ne La Vestale di Gaspare Spontini. Poco dopo, si colloca un concerto a Bolzano, dove esegue alcune arie tratte da L’ Africana di Giacomo Meyerbeer, Turandot e Tosca di Puccini, per offrire, in seguito, una luminosa interpretazione in Manon Lescaut di Puccini al Teatro Massimo di Cagliari. E’ da porre l’attenzione sulla sua presenza negli studi della RAI di Roma per Fra’ Gherardo di Ildebrando Pizzetti a breve distanza dalla sua partecipazione alla produzione di Parisina di Mascagni al teatro della capitale.
Poteva forse il nostro tenore, cresciuto a film di Lanza e Gigli, rinunciare ad una proposta cinematografica? L’occasione per Angelo si concretizza con la partecipazione al cortometraggio intitolato Il signor Mascagni (Un certain monsieur Mascagni), accanto a Paolo Bonacelli, Rosalino Cellamare (in arte Ron) e a Gabriella Tucci. La regia e la sceneggiatura sono firmate da Aldo Lado e Giovanni Fago per questa produzione francese di Antenne-2. Ia sceneggiatura di questo episodio della serie Il était un musicien, vede Mascagni salvare un partigiano rifugiatosi nel suo appartamento al Grand Hotel Plaza di Roma: Angelo, allievo di Mascagni, si nasconde dietro un paravento per cantare la prima aria della Cavalleria Rusticana, mentre Ron, il giovane partigiano, la “esegue in play back”, sfuggendo così all’arresto.
Raggiunta una fama che nessuno può oscurare, Lino desidera gustare appieno la serenità della sua casa, dove stanno crescendo i figli Leonora e Leonardo, finalmente lontano dall’ansia degli spostamenti continui e dall’impegno pressante di una impegnativa carriera. Da Col San Martino parte ancora verso nuove sfide: gli addetti ai lavori non hanno dimenticato la sua proverbiale facilità nello studio e nella memorizzazione di nuovi ruoli e così lo ritroviamo a Spoleto nel 1981, per una sostituzione nel ruolo di Riccardo in Oberto Conte di San Bonifacio di Giuseppe Verdi e a Foggia per Fedora di Umberto Giordano con la direzione di Gianfranco Rivoli. L’anno seguente ancora in piena forma vocale, è ospite della Radio di Lugano per il Mosè in Egitto di Rossini. Si esibisce ancora a Mannheim per la Luisa Miller di Verdi e nello stesso anno viene chiamato a sostituire Gianfranco Cecchele nella Manon Lescaut di Puccini al Teatro Lirico di Cagliari: una registrazione “rubata” ci regala tutta la maturità interpretativa del suo cavalier Des Grieux, personaggio che lo aveva visto non ancora trentenne, stregare il pubblico veneziano nella Manon di Massenet. Sempre per una sostituzione troviamo Lino impegnato al Teatro La Gran Guardia a Livorno, per il ruolo del titolo in Silvano di Mascagni. Si può dunque concludere questo straordinario percorso artistico con le illuminanti parole del compositore Lino Liviabella:
“Gli artisti vivono in una notte piena di sorprese;
portano la loro lampada avvolta penosamente in un cerchio di ombra;>
danno la luce, di cui non sanno e di cui non vogliono sapere l’essenza,
perché l’importante per loro non è il sapere, ma il dare”.7
Bibliografia consultata
Bayou Andrea – Lino Liviabella, partendo dal cuore, Youcanprint-Borè, Lecce, 2014
Bonaccorsi Alfredo – Nuovo dizionario musicale Curci, Curci, Milano, 1954
Busnelli Mariella – Nozioni di Letteratura poetica e drammatica, Curci, Milano, 1984
Del Monaco Donella, Filini Elena – Marcello Del Monaco, il Maestro dei Tenori, Diastema, Treviso, 2014
Freschi Ledo – B come Baritono, Scarpis, Conegliano, 2002
Giudici Elvio – L’opera in cd e video, guida all’ascolto, Il Saggiatore, Milano, 1995
Malipiero Riccardo – Il libro completo dell’amatore di dischi, Mursia, Milano, 1960
Pugliese Giuseppe – La Toti, Matteo, Treviso, 1993
Tosi Bruno – Pertile, Una voce, un mito, Malipiero, Venezia, 1985
Valabrega Cesare – Il piccolo dizionario musicale, Curci, Milano, 1952
Viagrande Riccardo – Ildebrando Pizzetti, compositore, poeta e critico, Eco, Monza, 2013
Sitografia
https://archiviostorico.operaroma.it/persona/gastone-limarilli/
http://archivio.venetouno.it/notizia/16331/cantanti-lirici-di-marca-4-il-soprano-amelia-benvenuti
https://www.bietti.it/riviste/inland-n-92019-aldo-lado/il-signor-mascagni-un-piccolo-inganno-antifascista/
https://www.grandhoteletdemilan.it/it/la-nostra-storia.html/
https://www.teatrolafenice.it/
Referenze fotografiche
Le fotografie provengono dalla collezione privata della famiglia Mori.
A cura di Andrea Bayou
6. Si trattava di una prima esecuzione assoluta, dirigeva Ettore Gracis assieme a Corrado Mirandola, maestro del coro. Per ulteriori informazioni: Cfr. https://www.teatrolafenice.it/ ultima consultazione, 11 dicembre 2025. La soprano stese una dedica nei confronti di Angelo Mori: “Giulietta al suo bravo Romeo, con caro ricordo ed auguri sinceri di radioso avvenire”, 1961. ApfM.
7. Cfr. Andrea Bayou, Lino Liviabella, partendo dal cuore, Youcanprint-Borè, Lecce, 2014..


















